Francesco Belluomini

Articolo di Ottavio Rossani apparso originariamente su Corriere della Sera - http://poesia.corriere.it/2017/05/29/in-morte-di-francesco-belluomini-poeta-romanziere-e-animatore-culturale-a-camaiore-dove-ha-inventato-uno-dei-premi-letterari-piu-prestigiosi/

In morte di Francesco Belluomini, poeta, romanziere e animatore culturale a Camaiore, dove ha inventato uno dei premi letterari più prestigiosi

Oggi pomeriggio si sono svolti i funerali di Francesco Belluomini, poeta, fondatore del Premio Camaiore, nella chiesa del Sacro Cuore di Lido di Camaiore. La morte di Francesco Belluomini ha colpito il mondo della cultura perché il poeta ha sopportato la malattia che in breve tempo l’ha stroncato, senza parlarne in pubblico, per cui il crollo è stato improvviso, come del resto è sempre la morte, che certamente non avvisa. Francesco è morto sabato 27 maggio. Era nato a Viareggio. Aveva 76 anni. Viveva con la moglie Rosanna Lupi a Lido di Camaiore.

La moglie lo ha salutato scrivendo sulla sua bacheca di Facebook queste parole: “Ciao, amore mio. Ci hai lasciate sole… Io e la tua adorata figlia Raffaella vivremo sempre nel tuo ricordo: grande Francesco Belluomini. Lui vi saluta e vi abbraccia, suoi cari amici di FB. Purtroppo una brevissima e terribile malattia ce lo hanno strappato per sempre.” Un saluto appropriato su quella sua pagina FB, sulla quale ogni mattina e spesso anche la sera gli piaceva salutare i suoi “cari amici di Facebook”, augurando buone giornate e buone serate.

Ha pubblicato quindici libri di poesia. Tra gli ultimi: “Occhi di Gubìa” (LietoColle, 2008, poi uscito anche in versione spagnola nel 2009 dal titolo “Escobenes”, a cura di Emilio Coco) e “Nell’arso delle sponde” (Verona, 2010, tradotto in spagnolo da Ana Maria Pinedo). I romanzi “Le ceneri rimosse” (Newton Compton, 1989); “Sul secco di quell’erba” (romanzo in versi, Pagine, 2002); “L’eccidio di SantAnna di Stazzema” (Bonaccorso, 2006); “La finestra sul mare” (Bonaccorso, 2007); “Villa Giulia” (Bonaccorso, 2009), e il più recente “Intimi riflessi” (Bonaccorso, 2015). Molti suoi testi sono stati pubblicati in antologie, periodici e riviste specializzate. Fondatore e Presidente del Premio letterario Camaiore.

L’amministrazione comunale di Camaiore ha segnato a lutto  la propria pagina Facebook. C’è scritto: «I nostri pensieri vanno a Rosanna Lupi, sua compagna di vita, alla figlia Raffaella, ma anche a tutti quanti hanno tratto ispirazione dai suoi versi e da quelli conosciuti grazie al nostro prestigioso Premio». Era noto, Francesco, in città e nel mondo letterario, per la sua rettitudine e per la serietà con cui si impegnava per la diffusione della poesia, non solo con il Premio da lui fondato. La sua pagina Facebook è stata inondata di una grande quantità di messaggi costernati e sorpresi.

Ho chiesto a Vincenzo Guarracino, suo amico da lungo tempo, di scriverne un ricordo “letterario” per questo blog, per lasciare una traccia tangibile e riferita soprattutto a quel che Belluomini più amava fare, cioè scrivere.  

< È un autore, Francesco Belluomini (Camaiore, classe 1941), aduso a guardar in faccia la realtà e dire la sua, in prosa e in versi, con fierezza e franchezza tutta toscana, senza concessioni al sentimentalismo, fedele sempre a un principio che fa del rispetto della memoria la sua peculiare misura morale, il suo fulcro espressivo e concettuale.

È una virtù, questa della franchezza, coniugata a una grandissima generosità e disponibilità umana, che lo ha sempre caratterizzato e che bisogna veramente riconoscergli, ancor più oggi, nella circostanza della sua scomparsa, al termine di una breve, dolorosa malattia. Virtù e qualità, che, solo per restare ai suoi libri più recenti, ossia il romanzo Sul crinale dell’utopia (2013), e il poema Intimi riflessi (2015), si rivelano capaci di creare cortocircuiti sentimentali ed espressivi che trovano espressione in una complessa elaborazione, da parte dell’autore, del prop [belluomini-riflessi] rioesserci nel reale, nella vita: nel primo caso, di fronte ai disastri ideologici del recente passato (nello specifico, il “tradimento” di ogni utopia, di ogni attesa palingenetica della Rivoluzione sovietica); nel secondo nella scoperta della propria nudità di fronte alla morte delle figure fondanti del proprio sistema sentimentale più profondo.

È una sorta di elaborazione personale e civile del lutto, quella che Francesco ci lascia vedere da sempre nei suoi libri, quale che sia il genere letterario sotto il quale si iscrivono. Non diversamente da quanto aveva fatto nei versi forti e civili di Nell’arso delle sponde, per le vittime del tragico incidente della stazione ferroviaria di Viareggio, nella notte del 20 giugno del 2009, una lunga, toccante trenodia, un’autentica Spoon River civile come pochi altri sanno fare (esattamente come anni prima aveva fatto per le vittime dell’eccidio nazista di Sant’Anna di Stazzema, con Le ceneri rimosse. L’eccidio di Sant’Anna, 1989).

È proprio questo spirito che riscontriamo nel romanzo più recente Nel campo dei fiori recisi (Aracne, Roma 2017, pag. 265, euro 15), che ripercorre “scampoli di Olocausto”, come dice il sottotitolo, mettendo in scena un personaggio oscuro ma significativo, Sonia Contini, rimasto ai margini della storia della deportazione ebraica e fatto riemergere oggi dal suo storico letargo come atto di civile sovversione nei confronti dell’inumanità della vita, per mano di chi, come Francesco Belluomini, nella memoria ha fermamente sempre creduto come in una risorsa energetica e vitale e non vuole che gli altri dimentichino.

Vengono, infatti, ripercorsi tragici eventi: le giornate del marzo 1944, in cui la famiglia Contini, al pari di molte altre, fu strappata dalla propria casa livornese per un lungo viaggio senza ritorno, verso i campi di sterminio, dai quali si sono salvate solo due sorelle, Sonia e Daniela, che, nonostante la giovane età, sono riuscite a sopravvivere con matura tenacia scampando al genocidio.
A raccontare questa lunga odissea del dolore è Sonia, che, a distanza di anni, rompendo il doloroso silenzio di una vita, si presta a rievocare in uno straziante “memoriale” il lungo percorso che l’ha portata dal campo di concentramento fino ai lontani paesi polacchi, facendo riemergere ricordi sepolti, ma non rimossi e cancellati, ridando spessore a figure lontane attraverso la storia della sua adolescenza, spesa dietro il filo spinato del lager di Birkenau.

Un atto di giustizia, quindi, questo libro, che tocca il lettore con la forza della sua verità e del suo linguaggio, non meno di quanto avviene in un altro “memoriale” scritto Ines Figini (“Tanto tu torni sempre”. La vita oltre il lager, a cura di G.Caldara e M.Colombo, Melampo, 2017), che qui mi sembra utile citare.
È a questa esigenza di rispetto della verità che Belluomini presta la sua penna: non per trovare “la ragione del piangere” – i fatti sono di per sé eloquenti – ma per ridare dignità alle vittime di ogni violenza, al di là di ogni perdono, per “guardare avanti” con serena fierezza e fiducia. > (VINCENZO GUARRACINO)

Leggiamo alcune poesie tratte dal suo ultimo libro Intimi riflessi:

È facile trasporre dentro tempi
dell’azione la storia del passato
nel presente, ma regole non scritte
trasmettono la memoria dolorosa,
versando come fonte sincopata
i flussi dei ricordi conservati.
Al diavolo metafore e lirismo
se nel gioco c’entra la mia vita,
sebbene qualche scatto d’impennata
ne regga l’architrave dell’impianto.

***

Certamente non bastano parole
per esprimere l’odio, non d’impulso
quello vero profondo come il mare.
Un odio inconfessabile, nascosto
nell’inconscio, ma pure realmente
coltivato. Ma come dichiararlo
se sorto nel bambino per suo padre.
Meno male d’adulto ricreduto
sul non manifestato sentimento,
pur mai dimenticando sofferenze.

***
Tanto che nei momenti più cruciali
ho riservato a lui tanto mio tempo
per restargli vicino l’ogni giorno,
vedendolo svanire piano piano.
In collina la stanza del soggiorno
con speranza paterna di riprendere
le forze. Che scendevo la montagna
ogni volta, per prendere la reale
pappa dell’illusione, visto come
è finita la disputa col cancro.

***

Che tenuto per sempre registrato
tutto quel raccontare delle veglie;
seppure privilegi prioritari
fossero l’incursioni degli Alleati,
con la forza del loro bombardare
la Viareggio carente di difese.
Le corse nei rifugi e le straziate
vittime, come fosse il bacio della
buonanotte. L’acceso caminetto
con noi figli costretti ascoltatori.

***

La frase formulata nel pensiero
che mi tradusse docile seguace
di quelli del parlato messo in fila,
che mi parve che fosse l’altro mondo.
Contraddittorio scatto dell’orgoglio
uscendo con un piede dal grigiore,
pur smarrendo la strada da pigliare
per ritrovare giorni spensierati;
di quando non costretto di mostrare
d’essere non soltanto di passaggio.

***

Chissà cosa poi valga darsi tono
per qualcuno che lascia vuoti spazi
nei giorni che saranno ancora nostri.
Non mancano che giorni per sfatare
il mito dell’eccelsa resistenza
al dolore, che falsa sublimante
suggestione di quieta rassegnata
resa, sotto gli strappi della bestia
che s’è impadronita del suo corpo

 Francesco Belluomini

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