Camaiore non paga i servizi fatti male, quelli non fatti né gli obiettivi mancati. È sempre stato così e così sarà sempre, chiunque sia il gestore, specie dove i cittadini segnalano criticità e problemi costanti. Non so davvero di quale cultura siano portatori certi personaggi: tutte, mi pare, fuorché quella dell’interesse pubblico. Noi amministriamo soldi pubblici, non personali: per questo, nessun euro esce dalle casse se non sono rispettate le regole e le leggi. Tuttavia, la vicenda nasce dalle profonde contraddizioni del sistema in cui questi personaggi è consentito scorrazzare liberamente, non curandosi di regole, controlli e sanzioni. Fossi un amministratore di RetiAmbiente SPA sarei in difficoltà per come certe aziende pubbliche (teoricamente partecipate) operano senza alcun controllo né intervento di vigilanza. Tuttavia, non mi stupisco del silenzio del CDA: RetiAmbiente è governata da soggetti che sono gli stessi che dovrebbero essere controllati.Un conflitto di interessi inaccettabile, almeno per chi ha un minimo di sensibilità e cultura amministrativa seria e basilare

Auspico che gli enti di controllo come ANAC e Corte dei Conti possano ergersi ad argine di questa situazione sempre più sconfortante, in cui tutte le azioni intraprese da questi personaggi sembrano avere come méta l’interesse personale e non quello delle comunità che amministriamo. In questo triste panorama c’è chi opera per consenso interno e c’è chi opera per ossequio a meri meccanismi locali; Camaiore fortunatamente non è sola e appartiene alla schiera di coloro che ritengono che RetiAmbiente debba essere occasione di cambiamento e non scusa di consolidamento di meccanismi perversi e che nulla hanno a che vedere col pubblico; se così non sarà, è bene che RetiAmbiente fallisca e i Comuni facciano gare per contratti di servizio a soggetti privati, sui quali avere maggior potere di controllo: sempre meglio che fingere di stare in un ambiente “tutto pubblico” in cui non ci sono meccanismi di garanzia dei controlli e nel quale gli attori si comportano come stessero tutelando interessi privati.

Serve una gestione pubblica sana, senza conflitti di interessi, senza commistioni con privati, senza contraddizioni con un contesto che ha invece bisogno di essere sottratto ad appetiti industriali e politici che ben poco hanno a che vedere con i diritti del cittadino e i valori dell’ambiente.