Serie di ripari sottoroccia posti sul versante sinistro della valle del Rio lombricese, alle falde del monte Penna a 190 m. s.l.m. , lungo la via di transumanza verso i pascoli del monte Matanna. Sono frequentati a partire dall’Eneolitico e soprattutto nell’età del Bronzo come rifugi a carattere stagionale, dove si svolgono attività legate alla pastorizia (colatoi e bollitoi per il latte), alla tessitura (fuseruole, pesi da telaio) e alla metallurgia, come indica la presenza di una panella (lingotto) di rame. È testimoniata anche la raccolta di frutti selvatici quali ghiande, susine, mele selvatiche e corniolo. All’inizio dell’età del Bronzo medio (2000 a.C. ca.) vengono costruite abitazioni in incannicciato che sfruttano come appoggio la parete rocciosa: all’interno acciottolati, focolari e piani di concotto testimoniano la presenza di numerose attività. Le ceramiche rientrano nell’aspetto del Bronzo medio di Grotta nuova e mostrano stretti rapporti sia con l’area centro-meridionale (cultura appenninica) sia con quella transappenninica settentrionale (area delle terramare). Nel Bronzo recente la frequentazione diventa più saltuaria ma si trovano ceramiche della cultura subappenninica diffusa in questo periodo in gran parte della penisola. Nel Bronzo finale il rinvenimento di un grano d’ambra baltica di tipo Tirinto, il cui centro di lavorazione si trova a Frattesina in area padana, indica la presenza di scambi di oggetti di prestigio anche a lunga distanza.